mercoledì 18 novembre 2015

MATRIMONIO: SE OMOSESSUALE, È POSSIBILE LA TRASCRIZIONE DELL’ATTO CELEBRATO ALL’ESTERO?


Nelle fiabe che ci raccontavano sempre i nostri genitori, il protagonista è un bel principe azzurro che, dopo rischiose imprese, salva la principessa dalle grinfie del cattivo di turno, così da poterla sposare e vivere per l’eternità felici e contenti. Siamo sempre stati abituati a interpretare il matrimonio come un negozio fondato su un rapporto sentimentale tra due persone di diverso sesso e questa nostra cultura è stata positivizzata all’interno del d.P.R. 396 del 2000, sulla trascrizione degli atti dello stato civile. A ben vedere all’interno del nostro diritto non vi è nessuna norma che, espressamente, vieti il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma ve ne sono alcune che utilizzano i termini “marito” e “moglie”. Su tali ultime espressioni, si fonda l’orientamento della giurisprudenza italiana che non ammette la celebrazione e il riconoscimento di un matrimonio omosessuale. Questa tesi è, però, molto contrastata da chi ritiene che l’apertura a tale tipo di negozio sia da qualificarsi come necessaria per una più forte tutela dei diritti civili aventi carattere universale. Si tratta di una tematica che coinvolge molteplici aspetti: cerchiamo di capirli insieme…